domenica 7 dicembre 2008

LA NET @RT

La Net art è un'opera che si crea interamente in rete. Gli elementi che costituiscono questa forma d'arte sono:

▪ creati con linguaggio di programmazione e software
▪ l’intenzione artistica e di connessione fra più contenuti multimediali
▪ l’interattività come elemento essenziale ma non sempre necessario;
▪ la fruibilità globale.
▪ l'essere open source -modificabile da chiunque.


I primi lavori di net.art erano stati ideati da un network di artisti geograficamente disseminato, che aveva lavorato fino a la propria attività.
Nel 1996 il numero di persone aumentò considerevolmente e siti specializzati iniziarono a svluppare discori critici e autoriflessivi sulla loro forma esppressiva decisamente originale.



Nel Maggio del '96 Vuk Cosic organizzava a Trieste il primo evento internazionale esclusivamente dedicato all'arte di rete intitolato Art Per Sè.

Nel 1997 iniziò sulla rete un vero e proprio dibattito fra gli artisti che accese polemiche e cntraddizioni ma che poi diede l'avvio alla net.art che si impose presto in tutto il web.

CURIOSITA'...

I precursori di questa arte furono Kit Galloway e Sherrie Rabinowitz che nel novembre del 1980 realizarono "Hole in the space"un'istallazione ad accesso pubblico, "sospesa" tra il Broadway Store di Los Angeles e il Lincoln Center di New York.
Per tre sere consecutive, due schermi situati nei due centri furono collegati via satellite, riproducendo in tempo reale le immagini provenienti dall'altra costa.
I passanti potevano così ascoltare e vedere a figura intera le persone dell'altra città, ma non sè stessi.
Il risultato era quello di un contatto virtuale che rendeva la tecnologia trasparente e azzerava, attraverso il tempo reale, la distanza spaziale.




Uno dei primi eventi che si materializza atraverso il world wide web è il "King's Cross
Phone-In"
un progetto lanciato nel 1994 dalla'artista londinese Heat Bunting il quale decise di pubblicare sul web i numeri delle 36 cabine telefoniche della stazione ferroviaria di King's Cross e di diffonderli tramite alcune mailing list a partecipazione internazionale, invitò quindi tutti coloro che li avevano ricevuti a chiamare simultaneamente le cabine a un orario prefissato.
Così all'ora stabilita, i telefoni cominciarono a suonare simultaneamente sotto gli sguardi degli impiegati e dai rivenditori della stazione che insieme a passanti casuali rispondevano ai telefoni. In questo modo venivano a crearsi conversazioni surreali e anomale come volute dall'artista.
La rapida diffusione dei numeri attraverso la rete faceva si che molte telefonate arrivassero anche da paesi di tutto il mondo.

Le tendenze di questi come altri precursori della net.art erano quelle di irrompere nella quotidianità interrompendo bruscamente la routine per vedere la reazione della gente.Ed effettivamente c'erano riusciti!
Infatti gli esperimenti sulla net.art presero proprio forma da questi artisti fuori d'ogni ordine che si insidiavano con le loro proposte nella realtà quotidiana comue per scardinarla totalmente.



Oggi la net.art si è diffusa in tutto il web e si manifesta tramite gif animate tridimensionali che al click degli utenti si animano per creare senso, oppure attraverso i frattali, ovvero disegni ottenuti tramite dei software che compongono i disegni astratti attraverso equazioni matematiche e fotografie digitali ritoccate. Dunque net.art un connubio di arte e scienza tecnologica?! Chissà quali saranno le prossime innovazioni sul web..staremo a vedere!


giovedì 27 novembre 2008

IULM to be continued...

Siamo spiacenti di non essere stati in grado di fornirvi ulteriori informazioni sulla mostra tenutasi alla IULM.
Possiamo però citarvi i nomi dei dieci artisti trattati alla mostra: Guido Strazza, Claudio Olivieri, Mario Raciti, Piero Ruggeri, Attilio Forgioli, Ruggero Savinio, Piero Guccione, Franco Sarnari, Carlo Guarienti e Valerio Adami.

mercoledì 26 novembre 2008

Arte alla IULM!




Con "Arte in Italia 1968-2008. Dieci pittori"l'Università IULM intende festeggiare il quarantesimo anniversario della fondazione[...]
Le quaranta opere dei dieci pittori selezionati da Marco Goldin, sono state organizzate in mostra nei locali dell'ateneo dai partecipanti all'Executive Master per Curatori di Mostre[...]
Si è scelto di celebrare un anniversario con una mostra anche per sottolineare l'idea che il patrimonio artistico, in tutte le sue forme, non è un'entità avulsa dallo scorrere del tempo, arroccata in un monumentalismo irraggiungibile, ma una continua occasione di stimolo e di comprensione per tutte le istituzione del nostro Paese che, come la nostra università, cercano di approfondire e valorizzare uno dei segni distintivi, se non il vero e proprio simbolo, del modo italiano di comprendere la storia: quello di trasfigurarne le forme sensibili attraverso i linguaggi complessi di cui l'arte è il prototipo[...]



Giovanni Puglisi

Rettore Libera Università di Lingue e comunicazione IULM

domenica 23 novembre 2008

Luigi Ontani il "narcisista"

Il tema del burlesco



Luigi Ontani nasce a Bologna nel 1943; alla fine degli anni '60 l'artista ha contribuito al riposizionamento del linguaggio figurativo all'interno delle pratiche artistiche contemporanee attraverso fotografie, performance e tableau-vivant, sculture, installazioni e disegni che si rifanno ad una ricchissima tradizione iconografica sia occidentale sia orientale.



È stato spesso egli stesso protagonista dei suoi lavori vestendo i panni di figure mitiche della storia, della religione o della letteratura, attingendo alle più diverse fonti vicine e lontane nel tempo, secondo un metodo che assimila la citazione di modelli preesistenti alla creazione di una mitologia personalissima dove convivono narcisismo ed erudizione.



Egli ha esposto le sue opere al Guggenheim Museum di New York, alla Biennale di Venezia e ora anche presso lo SMAK, Museo d'Arte Contemporanea di Gent.



mercoledì 19 novembre 2008

Alighiero Boetti e "la matematica"

L'attivista politico



Alighiero Boetti nasce il 16 dicembre 1940 a Torino.
Fra il 1960 e il 1965 Alighiero Boetti realizza alcuni dipinti e disegni astratti; poi, con una tecnica da disegno industriale esegue una serie di riproduzioni a china di oggetti fra cui microfoni, cineprese e macchine fotografiche; infine compie esperimenti con gesso, masonite, plexiglas ed elementi luminosi.
Sin dall'adolescenza l'artista inizia a coltivare alcuni dei numerosi interessi cui, grande viaggiatore, si dedicherà nel corso della vita, dalla musica alla matematica, dalla filosofia all'esoterismo, dalle culture del Medio ed Estremo Oriente a quelle africane.
Nel marzo 1971 Boetti si reca per la prima volta in Afghanistan, dove fino all'occupazione sovietica nel dicembre 1979 tornerà all'incirca due volte l'anno. Egli commissiona alle donne afghane diversi tipi di manufatti, opere da lui disegnate e ricamate secondo la tradizione locale. Con il primo lavoro della serie "Mappa" (1971-1972), un planisfero politico in cui ciascun territorio viene ricamato con i colori e i simboli della bandiera di appartenenza.




Sin da quando Boetti ha concepito l'"opera in progress"
(1967-1971) ovvero le opere artistiche dedicate all'attualità, egli inizia la produzione di ricami su tele di riso,grazie ai contatti con i rifugiati afghani a Peshawar, in Pakistan.
Nel 1990 Boetti è invitato alla Biennale di Venezia con una sala personale.
La allestisce interamente con opere in tecnica mista su carta, affollate da animali (insieme ad altri elementi ricorrenti nel suo lavoro) e sovrastate da un "Fregio" (1990) che percorre il perimetro superiore dell'ambiente, un ulteriore omaggio dell'artista alla pittura antica.
In questa occasione riceve il "Premio Speciale della Giuria".




Il senso ludico, spesso presente nelle sue opere, resta una componente importante, tuttavia alcuni lavori sembrano rivelare una riflessione esistenziale, forse un'ulteriore necessità di tracciare un resoconto di vita.
Questo sottolinea la sua rilevanza come artista nel panorama internazionale.
Boetti morirà il 24 Aprile 1994 a causa di una malattia.

lunedì 17 novembre 2008

ARTE CONCETTUALE

Oltre all'Arte Povera e alla Transavanguardia, come motore di avviamento dell'Arte Contemporanea bisogna tenere in considerazione anche la presenza dell'Arte Concettuale che noi abbiamo posto per ultima poichè è quella che ha maggiormente influenzato le ultime tendenze artistiche internazionali.



"Call of the Peaks"(1942) R.Magritte


Essa si sviluppa fra gli anni '60 e '70 e si è diffusa a livello internazionale.
Essa si basa su una concezione dell'arte che rifiuta il lavoro dell'artista per quanto riguarda l'espressione estetica e ritiene che l'essenza dell'arte sia invece nell'idea, nel concetto che precede e conforma l'opera.
I precedenti di questo atteggiamento sono numerosi, già nel surrealismo si possono trovare le radici dell'arte concettuale.
Ad esempio in Magritte ("Ceci n'est pas une pipe"1929)in Duchamp e in Fontana, artisti precedenti a questo movimento, se ne possono delineare i fondamenti.



In questo tipo di arte tipicamente espressiva delle facoltà intellettive e filosofiche dell'uomo, ciò che risulta importante è il percorso dell'idea, la riflessione teorica, la precisazione e presentazione del processo di formazione del pensiero a discapito dell'abilità tecnica della sua esecuzione.
La definizione di arte concettuale, nel contesto dell'arte contemporanea, si deve a Joseph Kosuth che lo utilizzò verso la metà degli anni sessanta per definire il suo scopo di realizzare un'arte fondata sul pensiero e non più su un ormai frainteso senso del piacere estetico.
I "concetti" possono essere comunicati attraverso diversi mezzi espressivi, come testi, mappe, diagrammi, film, video, fotografie o happening, esposti in gallerie o realizzati per luoghi specifici.
Nella realtà dei fatti l'artista concettuale viene visto come "il creatore di idee" piuttosto che di opere d'arte. Queste critiche hanno fomentato la connotazione prettamente commerciale e funzionalistica di un arte ormai dissacrata poichè meramente a scopo di lucro.


Il padre della Conceptual Art, Joseph Kosuth, nasce il 31 Gennaio 1945 a Toledo, Ohio (Usa).
Frequenta la Toledo Museum School of Art e studia privatamente presso il pittore belga Line Bloom Draper negli anni compresi tra il 1955 e il 1962; completa la sua formazione al Cleveland Art Institute (1963-64) e alla School of Visual Arts di New York (1965-67), di cui diventa membro di Facoltà già nel 1968.



"Four colour words" J.Kosuth

Nel 1967 fonda e dirige, assieme a Christine Kozlov e altri, il Museum of Normal Art; è il redattore americano della rivista 'Art-Language' (1969-1970), organo del concettualismo.

I due esponenti più significativi che abbiamo scelto sono: Alighiero Boetti e Luigi Ontani.

domenica 16 novembre 2008

Mimmo Paladino il "mistero"

L'artista delle maschere

"Lo spazio è una circostanza non determinante. Le dimensioni di un tavolino possono essere sufficienti a provocare tensioni e strategie degne del più vasto affresco". (Mimmo Paladino)



Nasce a Paduli, in provincia di Benevento il 18 dicembre 1948, passa la sua infanzia a Napoli e dal 1964 al 1968 frequenta il Liceo Artistico a Benevento, intanto terrà una mostra presentata da Achille Bonito Oliva, alla Galleria di Portici (Napoli), che lo scoprirà come talento e lo promuoverà proprio grazie a questa esposizione.
Dopo avere sperimentato la tecnica del "concettuale", l'artista passa alla fotografia.I lavori prodotti in questa prima fase sono presentati alla Galleria Nuovi Strumenti di Brescia nel 1976.
Da quì l'artista inizia combinando immagini in tecnica mista, creando una complessa iconografia che tiene conto di una straordinaria miscela di messaggi, stranamente opposti e divergenti, comunque mescolati insieme.
Le eccezionali doti di disegnatore di Paladino si svelano definitivamente, quando nel 1977 realizza un grande pastello sul muro della galleria di Lucio Amelio a Napoli e partecipa inoltre alla rassegna "Internationale Triennale für Zeichnung" organizzata a Breslavia.
Nello stesso anno si trasferisce a Milano, mentre nel 1978 compie il primo viaggio a New York.


Mimmo Paladino dipinge soprattutto immagini astratte e oniriche che si susseguono su grandi tele dai forti valori timbrici, spazialmente definite da strutture geometriche, rami e maschere che attraggono l'osservatore.
Negli anni ottanta l'artista giunge all'elaborazione di superfici di grandi dimensioni e opere di forte impatto visivo nelle quali racconta la vita e il mistero della morte. Utilizza l'incisione e molte altre tecniche per rappresentare il proprio "mondo interiore", primordiale e magico. Introduce presto nelle sue tele elementi scolpiti, spiazzando i critici nella sua coesione di modernità e arte povera.



Accanto alla pittura, la scultura è parte fondamentale del lavoro di Paladino che tratta di fusioni in bronzo o in alluminio, legni spesso dipinti, ma anche rame, ferro e altri materiali.
Pur nella loro apparente fissità da icone le opere di Paladino conservano sempre un'ambiguità densa di allusioni. Le maschere senza sguardo, i profili arcaici delle teste, custodiscono valenze emblematiche che sfuggono ad un'interpretazione univoca, anzi appaiono serbare enigmi, misteri insondabili o segreti.


Nella seconda metà degli anni ottanta i lavori di Paladino risultano fondati su una composizione che va semplificandosi. Si restringe l'inventario dei segni, mentre il colore suggerisce l'intero spazio dell'opera: pochi attributi sono sufficienti per delinearne l'intera struttura.



La sua produzione inizia ad essere conosciuta anche all'estero, grazie ad una mostra itinerante del 1980, che si sposta da Basilea ad Essen e successivamente ad Amsterdam.
Intanto la dimensione dei suoi lavori si amplia e nelle sue tele convivono teschi, scheletri, maschere e animali, che contribuiscono all'edificazione di un mondo misterioso.

Oggi Mimmo Paladino vive e lavora tra Roma, Paduli e Milano.